La solitudine feat. Laura Pausini

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Il mood della mattina, anche grazie al malessere diffuso e generale causato dalla neve, è il treno delle sette e trenta senza lui è un cuore di metallo senza l’anima. Con tanto di struggimento interiore che l’adolescente che ho sepolto dentro di me si sta un attimo vergognando.
Tutto ciò perché sono arrivata al binario e lui non c’è.
Salgo sul treno pensando che stamattina sono pure ben pettinata e vestita in modo che non sembri necessariamente ch’io mi sia lanciata addosso indumenti senza alcun senso. E penso anche che debba esserci da qualche parte un’energia karmica a regolare questo meccanismo esistenziale per il quale lui è sempre lì bello come la luce del sole mentre io sembro scappata di casa. Quando poi riesco misteriosamente a darmi una parvenza dignitosa, lui ovviamente non c’è.
Ho appena preso posto e sto scartando una goleador alla liquirizia, quando una coppia sulla quarantina occupa i sedili accanto al mio. Tutti e tre. Loro sono in due. La terza entità è questo ammasso di bagagli che, boh, non so come definire.
Ora, io lo dico e lo ribadirò più e più volte: sono una persona superficiale, quindi le scuse manzoniane coi lettori le salto e lascio libera tutta suddetta superficialità.
Dunque, lei è tipo la signorina Rottermeier, con gli occhi a fessura e questi capelli con colpi di sole decisi ma di classe.
Lui invece. Lui. Lui indossa orgogliosamente un auricolare bluetooth e ha le sopracciglia ad ali di gabbiano. E tanto mi basta per presumere che da qui in poi stiamo praticamente prendendo a calci un uomo già steso a terra.
Insomma, arrivano, si sistemano, si siedono.
Lei non dice nulla.
Lui invece. Lui. Lui è tutto un “amò, vuoi la sciarpa?”, “amò, vuoi la caramella?”, “amò, sei comoda?”, e così via. Lei non risponde gran parte delle volte e se lo fa per lo più grugnisce. Lui, niente, non ce la fa, tenta in ogni modo di scioglierla, le allunga perfino del burrocacao e un cioccolatino, ma lei nulla, granito.
Lui batte ritirata, si ammoscia sconfitto sul suo sedile. È corrucciato, affranto, tormentato. Poi, d’improvviso, l’epifania! Sorride come se avesse avuto l’intuizione del secolo. Sa come riconquistarla. Allunga la mano sul tavolino per toccare quella di lei e con l’espressione beota di chi ha appena sbagliato il rigore decisivo alla finale della coppa del mondo convinto però di averlo segnato le fa:
– Hai visto come ti teme mia figlia?
– Sarà meglio!!! – strilla lei, così, di colpo.
Lui si avvicina l’indice alla bocca per suggerirle timidamente di abbassare la voce. Allora lei prende a sussurrare, ma quel tipo di sussurro urlato:
– E sia chiaro, tu da questo momento e per i prossimi quattro giorni il telefono lo spegni, chiaro? Che sia chiaro!
Noto a questo punto che lui ha la fede al dito e lei no.
Fuori scorre la pianura innevata. E dentro c’è il gelo.

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