Di birrette, voyeurismo e altre sciocchezze.

kai-brame-258773-unsplash

Per ogni su c’è sempre un giù, per ogni men c’è sempre un più e questo il mondo fa girar. 
Così cantava Mago Merlino a Semola ne La spada nella roccia, rivelandogli i grandi segreti dell’esistenza umana.
Così canticchio io nella mia testa quando ogni sera alle 18:45 salgo sul treno di rientro. Nella versione pendolare della canzone, per ogni andata c’è sempre un ritorno. Del resto, che pendolare sarei altrimenti?
I rientri sono sempre meno interessanti delle andate. Probabilmente è perché al mattino tutto deve ancora manifestarsi, tutto deve ancora accadere, hai ancora la vana speranza che ogni cosa funzioni per il meglio. La sera è tutto già successo e se è andato in merda puoi solo provare a metterci una pezza. Al mattino la gente è, sì, più assonata, ma sicuramente più fresca, rilassata, più se stessa. La sera invece ci si porta dietro il fardello delle ore di lavoro sostenute, giornate che apparentemente non si chiudono con l’uscita delle 18:00 ma che continuano anche sui treni con email, telefonate, scleri. Ecco, gli scleri caratterizzano i ritorni molto più che le andate.
Il mio ritorno principalmente ruota intorno al ragazzo del treno. Che però a quell’ora si dà appuntamento con altri due ragazzi/pendolari e insieme aspettano il treno bevendo delle birrette. Che è una cosa fichissima. Ma mi frustra perché dimezza le mie possibilità di attaccarci bottone.
Inoltre, quel quarto d’ora in cui mi ritrovo ad aspettare il treno è il lasso di tempo durante il quale, in maniera mistica, tutta la stanchezza della giornata comincia a farsi sentire. La immagino una cosa tipo la discesa dello Spirito Santo. Piano piano sento le palpebre farsi man mano più pesanti, le spalle incurvarsi un po’, la testa smettere di ragionare. Salgo sul treno totalmente alienata e prendo posto.
Se all’andata sono più concentrata su me stessa, sulla musica che ascolto, sui libri che leggo, al ritorno non faccio niente di tutto questo e in maniera del tutto casuale, sto semplicemente seduta a provare di sgombrare la mente.
Ieri sera c’era seduto accanto a me il Michael Fassbender dei poveri.
Ora, chiariamoci subito. Questa definizione non vuole essere offensiva. Mi serve solo per farvi capire il tipo. Ossia, un bel ragazzo dalla chioma fulva che assomiglia a Fassbender. Assomiglia. Stop.
Anche lui è un viso familiare ormai, fa parte di quella schiera di pendolari che incrocio ogni mattina e ogni sera.
Questa cosa di incrociare sempre la stessa gente e di condividere con loro parte della mia giornata istiga la voyeur che è in me.
Mi è impossibile non notare i volti che riconosco e mi risulta ancora più difficile non fantasticare sulle loro vite. Così tanto che quando mi capita l’occasione di coglierne una parte, non mi tiro indietro. Posso definirlo il mio guilty pleasure.
Del resto, capita a tutti, no? Quando siamo su un treno è molto difficile non farsi i fatti altrui, diciamocelo. E tutti noi di fronte a questa cosa rimaniamo spaccati in due metà: la metà che ammette che sia così e quella che finge che non sia così. Ora, però, diciamocelo: in treno origliamo tutti. C’è da dire che è quasi impossibile non farlo, dato che il più delle volte ci si trova inevitabilmente a portata d’occhio o d’orecchio e non si può fare altro che vedere o sentire.
Spesso origliare può voler dire anche lasciar cadere l’occhio su una rivista, sul libro che il nostro compagno di viaggio sta leggendo, sulla mail che sta mandando o, come in questo caso, sui messaggi che sta ricevendo.
Specie se questi messaggi contengono esplicite fotografie di nudo femminile.
Esatto, il nostro Fassbender dei poveri, ieri sera riceveva questa sfilza di foto ammiccanti e sminnate da una tizia.
E improvvisamente ho realizzato che non ero la sola voyeur della fila 11. Eravamo in due. Solo che lui si trovava in questa situazione di mezzo in cui era il voyeur ma era anche l’oggetto del mio voyeurismo.
In tutto ciò, la sua unica risposta alla tizia è stata: queste tue foto sono di gran lunga la cosa più bella di tutta la giornata. E varie faccine coi cuori.

3 pensieri riguardo “Di birrette, voyeurismo e altre sciocchezze.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...