La mia vita è un inferno: di calzini, ritardi e ansie generiche.

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Cinque mesi da pendolare non sono evidentemente sufficienti per affinare una tecnica elementare che mi permetta di non essere in ritardo tutte le mattine.
E quando dico tutte, intendo proprio tutte.
Se quindi affinare la mia tecnica (tipo alzarmi un’ora prima o non stare mezz’ora a fissare l’armadio per poi mettermi comunque sempre la stessa roba) non è fattibile, ció che invece posso fare per rimediare ai miei ritardi è metterci una pezza. Ovvero: provare a racimolare dieci secondi qua e venti secondi là, tutto allo scopo di riuscire a prendere la metro delle 7:15, l’ultima utile per arrivare al treno senza morire di infarto.
Per esempio: uso il calzascarpe per fare più in fretta mettendoci 0,3 secondi netti per infilarmi le scarpe, prendo il tè mentre mi preparo in bagno e la sera lascio le chiavi di casa vicino alla porta, così da non doverle cercare per mari e per monti prima di uscire la mattina (true story, alla fine erano in tasca).
E poi ho scoperto che se mi trucco in treno riesco a guadagnare ben cinque minuti.
Ora, partiamo da un assunto base: sono molto vanitosa. Non si direbbe, dato che per lo piú mi vesto, anzi, mi copro di sciatteria e non curanza, ma quelle due/tre cosine alle quali sto attenta ce le ho. Sì, potrei fare meglio e applicarmi di più, avete ragione, avete tutti ragione. Ma non vi sembra di pretendere un po’ troppo da una che in questo momento della sua vita fa già fatica a fare il suo?
Insomma, dicevamo, se mi trucco in treno, guadagno cinque minuti. Ma non si può fare questa cosa. O meglio, si potrebbe se non esistesse il ragazzo del treno. Io e la mia vanità, già in partenza non baciate da quella stronza di Madre Natura, non possiamo arrivare al binario con le occhiaie mentre lui splende con la forza di mille soli nonostante siano solo le sette del mattino e abbia ancora le caccolette agli occhi (non lo so, dico per dire, immagino le abbia anche lui come noi comuni mortali, ma non gliele ho mai viste, per fortuna). Dunque, questa cosa del truccarmi sul treno è infattibile.
Eppure.
Anche Galileo ha dovuto dire almeno un eppure in vita sua, vuoi vedere che non tocca pronunciarlo anche a me, prima o poi? Quindi, eccolo qui: eppur mi capita! Mi capita di avere un bisogno vitale di quei cinque minuti e di buttarmi nello zaino il borsello coi trucchi, uscendo di casa come una che scappa con la grazia dell’ippopotama di Fantasia da un’apocalisse zombie.
Come stamattina, appunto.
Ho corso per strada tirando di nuovo fuori il piccolo, timido e più che altro pigro Bolt che è in me che, come avrete capito, viene allo scoperto solo in questi momenti di necessità strettissima (anche se un mio amico sostiene che correre per prendere un mezzo sia un fatto estremamente volgare).
Insomma, basta parentesi, torniamo a noi. Sono lì che corro e per motivarmi inveisco contro i -moltoprobabilmente- cinesi e sfruttatori produttori dei calzini che porto, quelli maledetti, invisibili, antisesso, che lasciano la caviglia scoperta, l’illusione di non indossarli e un incredibile istinto omicida insoddisfatto. Sì, perché, e qui parte un saggio sui calzini invisibili, i suddetti, nonostante la fascetta di silicone che dovrebbe assicurarli al tallone, in realtà dopo il terzo passo si sono già arrotolati e ammucchiati nella punta della scarpa.
E quindi niente, sono lì che corro, prego e inveisco, struccata e coi calzini arrotolati. E nonostante tutto questo, perdo la metro delle 7:15, quella delle 7:17 e sono costretta a prendere quella delle 7:19. Che vabé, direte voi, ma che ti cambiano due minuti? Cambiano!, se il treno parte alle 7:30 da una stazione a sei fermate da dove mi trovo io mentre impreco.
Quindi scendo dalla metro che sono le 7:28, ho praticamente meno di due minuti per arrivare al binario, tento il tutto per tutto. E improvvisamente sono dentro Sliding Doors: arrivo al binario che il treno è lì, sono tutti già saliti e il capotreno sta fischiando. Io, degna di un’eroina dei migliori melodrammi tragici, strillo “eccomi, eccomi, aspetta!“. Quello mi guarda tra il sorpreso e il compassionevole.
Non appena salgo, mi fermo subito dopo i gradini. Sono in mezzo alle due carrozze, mi guardo a destra e a sinistra perché so quello che sto per fare e spero di non essere vista dal ragazzo del treno, almeno da lui. Non lo intravedo da nessuna parte. Allora, con la femminilità che notoriamente mi appartiene, quindi assolutamente nessuna, mi appoggio con una mano a quella specie di fisarmonica che sta tra i due vagoni, tiro su un piede sfidando la forza di gravità in una faccenda di equilibrismo che non è consigliabile applicare su un treno in movimento, e con l’altra mano mi tolgo una scarpa per sistemare quello stracazzo di calzino. E in tutto questo, non ce lo dimentichiamo, sono struccata.
A questo punto, è un attimo. Un timidissimo scusa proviene dalle mie spalle e io penso ma cazzo, ma proprio qui e ora dovevi passare tu, chiunque tu sia, anima prava?. Non è necessario dire che l’anima prava che ha deciso di mettersi tra me e quel calzino attorcigliato è, ovviamente, il ragazzo del treno. Mi scanso con una scarpa in mano e lui, passando, porta via con sé quell’ultimo infinitesimale barlume di dignità che mi era rimasta, la sento sgretolarsi e polverizzarsi mentre si allontana.
Mi infilo la scarpa augurando la morte ai produttori di quei calzini e anche a me per averli comprati e alla commessa per avermeli venduti.
Mi trucco e poi per tutto il resto del viaggio provo a darmi una calmata.
Poco prima dell’arrivo mi alzo per avvicinarmi alle porte, lo faccio tutte le mattine per non restare incastrata nel fiume di pendolari che abbandonano il treno.
E mentre attraverso le due file di sedili, ecco il Karma che, puntuale, mi restituisce il favore: il ragazzo del treno sta dormendo con la bocca aperta.
E sbava anche un po’.

5 pensieri riguardo “La mia vita è un inferno: di calzini, ritardi e ansie generiche.

  1. Mentre sto facendo fare gli aggiornamenti al mio pc metto mano al cell e leggo il tuo articolo su WordPress. Muoio!!!! Dalle risate.
    Sia ben chiaro, rido con te e non di te.
    Fantastico. Eccezionale.
    Comunque ti volevo dire che per quanto tu possa trovare escamotage per non far tardi, l’unica soluzione (ma anche no) è svegliarsi all’alba!
    Un’ultima cosa? Ma davvero dove vivi te la metro passa ogni due minuti? Qui a Roma è….impossibile!
    Comunque sei divertentissima. 😘

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    1. Grazie mille!
      Sì, a Torino passa ogni due minuti nelle fasce di punta, in quelle un po’ più rade ogni quattro.
      In ogni caso, stamattina mi sono alzata venti minuti prima e non ho perso solo la metro, anche il treno. Non so come sia potuto accadere, ma è andata così. Credo di essere senza speranza!

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